Nuovo orientamento in materia di mediazione nell’opposizione a decreto ingiuntivo

La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente mutato il proprio orientamento per quanto riguarda il procedimento di mediazione nel corso del procedimento dell’opposizione a decreto ingiuntivo (cfr. Cass. Civ., SSUU, sent. n. 19596/2020).

Com’è noto il procedimento di mediazione è escluso per il procedimento monitorio mentre, invece, deve essere intrapreso per le materie obbligatorie nel procedimento di opposizione immediatamente dopo la pronuncia o di concessione o di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto.

Nel silenzio della legge, atteso che la normativa fa riferimento alle parti senza indicare quale delle due è onerata dalla instaurazione del procedimento della mediazione, il precedente orientamento (Cass. Civ., sent. n. 24629/2015) riferiva il principio che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di esperire il tentativo obbligatorio di mediazione era da porsi a carico della parte opponente.

Questa recente sentenza ha invece indicato che sia più confacente alla normativa de quo (D. Lgs. 28/2010), tenendo conto dei rilievi di natura costituzionale, che l’onere di attivarsi per promuovere la mediazione debba essere posto a carico del creditore che è l’opposto (e non del debitore che è, invece, l’opponente).

La Corte ha, perciò, enunciato il seguente principio di diritto:

<<Nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria ai sensi del D. Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, comma 1-bis, i cui giudizi vengano introdotti con un decreto ingiuntivo, una volta instaurato il relativo giudizio di opposizione e decise le istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione del decreto, l’onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta; ne consegue che, ove essa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità di cui al citato comma 1-bis conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo.>>.